Sabatini: una pianta quale simbolo di amore incondizionato

Recensione de “L’Arancio di Sicilia” di Norberto Sabatini

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Il valore di una promessa

 

Se amate leggere e leggete avidamente un po’ di tutto, come la sottoscritta, a volte potete essere così fortunati da imbattervi in autori con la A maiuscola, scoprendo il mondo dei loro libri e restando incantati dalle loro storie.

E’ ciò che è accaduto a me recentemente, grazie al racconto breve di Norberto Sabatini, “L’Arancio di Sicilia”.

 

La maestria dello scrittore sta nel riuscire in poche pagine a catturare l’attenzione ed il plauso del lettore.

La splendida Toscana, terra difficile e spesso avara con i suoi abitanti, fa da scenario ad una situazione familiare particolare in cui i personaggi, sapientemente descritti utilizzando pochi, ma efficaci tratti, si rincorrono in un carosello di tristi incomprensioni e meste accettazioni.

L’epoca è quella del primo dopoguerra, un tempo di stenti e fame, di sogni infranti e giorni incerti e grigi.

Da questo quadro dai toni cupi e dalle tinte opache, emerge il protagonista, un uomo spento, con un solo obiettivo nella sua vita attuale: far crescere, contro ogni possibilità, un albero di arance di Sicilia nel suo campo gelato e duro. Non c’è follia nella sua mente, o menefreghismo verso i suoi cari nel suo animo a giustificare un intento così assurdo e caparbio, bensì la commovente spiegazione finale, rivelatrice di quanto amore sia in grado di contenere il cuore di un uomo.

Vincitore della prima edizione del Premio CIPIA Città di Grosseto nel duemiladue ed inserito nella raccolta di racconti “Vecchia Ribolla”, vincitrice della sezione editi della seconda edizione del Premio Decennale ZACEM nel duemilasette, “L’Arancio di Sicilia” merita davvero di essere letto, perché il Sabatini usa la penna come un’arma colpendo la sensibilità del lettore, tanto che l’ultima pagina lascia quest’ultimo orfano di personaggi incontrati da poco, ma che immediatamente hanno saputo conquistarlo, stimolando la sua empatia.

Paola Bianchi

Pubblicato da librieemozioni

Romana di nascita, ma cittadina del mondo, Paola Bianchi è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne e insegna lingue e materie letterarie, oltre a lavorare come correttrice di bozze e traduttrice. Appassionata di tutto ciò che ruota intorno ai libri ha un proprio blog, www.librieemozioni.altervista.com, che considera un salotto aperto agli amanti della scrittura e della lettura, e ha fondato a Civitavecchia, dove vive, un Club Letterario. Attualmente scrive per il Magazine Caffebook e ha già pubblicato numerosi articoli anche per giornali locali. Il saggio “La Figura del Vampiro dalle origini ai nostri giorni, nelle opere di Anne Rice e Joseph Sheridan Le Fanu” come il romanzo breve “Giochi di luna”, e “Finzione o realtà?” racconto pubblicato in e-book nella raccolta “Raccontami una Storia”, rispecchiano la sua passione per il genere horror, a cui si affiancano anche quello fantasy e thriller.